I segni della guerra

I segni della guerra

10:00 , 6 marzo 2014 0
Posted in: articoli

Sono ormai passati 70 anni, ma Milano porta ancora i segni della seconda guerra mondiale. Segnaletiche belliche sulle case, rifugi antiaerei sotterranei e a cielo aperto, lampioni bucati; imbattersi nelle testimonianze di quel terribile periodo è molto più facile di quanto si pensi.
In via Adriano, zona periferica a nord, è presente una imponente costruzione con il tetto a forma di cono. Alta circa 35 metri era un rifugio dentro il quale trovavano ospitalità gli operai della Magneti Marelli. La particolare forma a punta permetteva alle bombe di scivolare senza innescarsi; una costruzione simile si trova in via Pitteri.
In piazza Repubblica resistono al tempo i lampioni bucati dalle schegge di granata, sono i pali verdi che sorreggono i fili del tram, forati in più punti.

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Sotto al monumento dedicato allo scultore Giuseppe Grandi, nell’omonima piazza, è ancora presente un rifugio antiaereo in grado di ospitare circa 400 persone; osservando con attenzione le case circostanti si possono trovare frecce nere che ne indicano l’ingresso.
Nonostante l’opera incessante dei writers, in alcune zone centrali di Milano è facile imbattersi nella segnaletica bellica; grosse frecce nere con una R ad indicare l’ingresso dei rifugi, piuttosto che le lettere US a segnalare un’uscita di sicurezza, o “I” cerchiare dove era possibile trovare idranti per spegnere incendi provocati dai bombardamenti.

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Le incursioni aree su Milano iniziarono nel 1940 e terminarono il 20 ottobre del 1944, data dell’ultimo bombardamento finalizzato alla distruzione degli stabilimenti Isotta Fraschini, Pirelli e Breda. Il gruppo di bombardieri inviato su quest’ultima fabbrica sbagliò l’operazione e sganciò le bombe su Gorla centrando la scuola elementare ed uccidendo quasi 200 bambini e le loro maestre. In quegli anni persero la vita circa 2.000 persone e vennero distrutti un terzo degli edifici della città. I segni della guerra, arrivati fino ai giorni nostri, sopravvivono: per non dimenticare.

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